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Il romanzo narra anche le vicende di un soldato bambino che con fatica riesce a rientrare negli schemi di una quotidianità che pareva essere per lui irraggiungibile.

"Ma il più distrutto destino è libertà, odora eterna la rosa sepolta". Questo verso di Franco Fortini dà il titolo al romanzo e ne contiene tutto il significato. Il distrutto destino di Sergio, il protagonista, rimasto orfano e costretto a combattere una guerra sporca, allo stesso tempo vittima e carnefice. La rosa sepolta della sua umanità, indurita e narcotizzata dall’assuefazione a subire e infliggere violenza. La libertà data dall’essere sopravvissuto alla guerra, ma che sarà tale solo quando Sergio, e con lui gli altri personaggi, capiranno che il passato segna il presente ma non esaurisce il futuro.

Quello dei bambini soldato è un fenomeno relativamente recente – benché abbia alcuni precedenti storici, per esempio nella grande guerra i famosi ragazzi del ’99 non erano neanche maggiorenni quando dopo Caporetto sono stati mandati a combattere -  strettamente connesso alle evoluzioni della guerra contemporanea, in particolare alla crescente commistione fra fronte di guerra e fronte civile (le popolazioni sono sempre più coinvolte nei conflitti armati contemporanei) e alla disponibilità di armi automatiche e leggere (il famoso Kalashnikov) facilmente utilizzabili anche dai bambini.

La storia è ambientata in Italia. è stata una scelta precisa quella di non strutturarla in un contesto più vicino a noi come datazione dei fatti ?

La storia si svolge in un’Italia fantastica, nel senso che personaggi e ambienti sono italiani e richiamano chiaramente gli anni successivi alla seconda guerra mondiale, anche se il contesto storico è in verità totalmente immaginario. É un espediente simile a quello della fantascienza, che parla del nostro presente, delle nostre contraddizioni e paure proiettando il racconto in un futuro tecnologico temporalmente distante, con la differenza che noi siamo andati a ritroso, inventando un passato irreale ma crediamo non irrealistico. Del resto il tema centrale del libro è come fare i conti con le amare eredità della guerra e della violenza: una questione universale che accompagna l’intera storia umana - come i racconti omerici o la Bibbia, tanto per dire, ci stanno a ricordare - e che si ripropone con forza nel mondo di oggi.

Quanto tempo impegna il portare a termine un progetto come La Rosa sepolta?

Una decina d’anni, anche perché per entrambi non era la principale attività, ma un progetto che abbiamo portato avanti accanto allo studio prima, poi al lavoro e alla famiglia; a volte con grande fatica, perché scrivere e soprattutto disegnare è una attività davvero mangiatempo. Le origini del romanzo affondano agli anni ’90, un periodo di grandi cambiamenti, aspettative e delusioni che ha segnato la nostra generazione. Una guerra sanguinosa alle porte di casa - al di là del mare, in ex-Jugoslavia - il genocidio in Rwanda, sono alcuni dei fatti imprevisti e terribili di quegli anni. È allora che abbiamo concepito questa storia. Abbiamo iniziato  come autoproduzione pubblicando singoli episodi on line. Non era certo il web 2.0 di oggi, i social network non c’erano o erano agli esordi.  Eravamo però riusciti a creare una comunità di lettori che ci seguivano e spronavano, e questo ci ha aiutato molto a credere nel progetto e a proseguire.  Siamo convinti comunque che la lunga gestazione, ancorché imposta dagli altri impegni, sia stata fondamentale per la riuscita del romanzo. C’erano molti temi che avevamo urgenza di trattare – cosa significa crescere in un sistema di violenza e morte, la riconciliazione di una comunità lacerata da anni di guerra civile  – ma che dovevamo imparare a tenere sotto controllo all’interno della narrazione, affinché non risultassero didascalici. In particolare il fenomeno dei bambini soldato ha implicato una notevole documentazione per la costruzione psicologica di Sergio e del suo percorso di riscatto. Quando COOPI  ha accettato di collaborare con noi con un dossier sul fenomeno dei bambini soldato siamo stati molto contenti, perché voleva dire che eravamo riusciti a scrivere una storia convincente anche per chi gli ex-bambini soldato li aiuta quotidianamente sul campo.

Puoi fare un sunto di quella che è stata la tua formazione artistica?

Entrambi abbiamo una formazione lontana dal mondo del fumetto. Abbiamo un dottorato in sociologia urbana e lavoriamo come ricercatori sociali. Questo ci porta ad avere un atteggiamento mentale aperto, orientato alla comprensione – comprensione conoscitiva ma anche empatica –  delle ragioni e dei condizionamenti che stanno dietro le scelte delle persone e ai fenomeni sociali. Questa capacità è a nostro avviso fondamentale anche per scrivere storie. Detto questo, prima de La rosa sepolta non avevamo mai scritto né disegnato una storia – benché naturalmente Barbara avesse sempre amato disegnare. La rosa sepolta è stata la nostra palestra, il nostro campo di formazione e sperimentazione artistica, sia come scrittori sia come disegnatori. Certo, esordire con un lavoro di 400 pagine ha un che di folle. Ma questo respiro profondo ci è servito per far nascere e crescere i nostri personaggi, e speriamo che sia anche la dimensione narrativa giusta perché voi li possiate conoscere e amare.

Curiosiamo un po' in quelle che sono le tue preferenze letterarie. quali sono stati i romanzi o le graphic che hanno contribuito alla tua formazione?

Sarebbe troppo lungo rispondere in generale, e forse anche poco onesto. Facciamo così: nel periodo in cui stavamo lavorando alla Rosa Sepolta siamo stati influenzati da molte letture, tra le quali le più significative sono state le poesie di Franco Fortini, La tregua di Primo Levi, La guerra in casa di Luca Rastello, L’uso dell’uomo di Tisma, un romanzo jugoslavo poco conosciuto ma molto bello. Fra i fumetti, La storia dei tre Adolf di Osamu Tezuka, Appunti di una storia di guerra di Gipi, No pasaran di Vittorio Giardino ma anche Rouroni Kenshin di Nobuhiro Watsuki. Quest’ultimo è uno shonen manga (un fumetto giapponese per ragazzi) su un samurai vagabondo che vive a cavallo tra due epoche, il Giappone tradizionale dello shogunato Tokugawa e il periodo di modernizzazione nell’epoca Meiji. E’ una serie commerciale che fa parte del fumetto popolare e di genere, del tutto atipica rispetto alle altre opere che abbiamo citato. Ma questo dimostra come ispirazioni e spunti di riflessione vengono dalle fonti più inaspettate.

I dati dell'editoria nazionale sono decisamente scoraggianti. Si dice che in Italia si stampi tantissimo e si legga pochissimo. Il settore delle Graphic a tuo giudizio gode invece di buona salute?

Siamo da poco in questo mondo, ma da quanto abbiamo capito questa analisi si applica anche al settore del fumetto. L’enorme quantità di visitatori alle Fiere del comics (Lucca, la più importante a livello italiano ed europeo quest’anno ha registrato in tre giorni 400.000 visitatori) è un’illusione ottica, perché in realtà la più parte è attratta dalle sezioni games e dai cosplay. Anche l’ingresso a pieno titolo del fumetto nella cultura alta (questo è il secondo anno che un autore di fumetti viene candidato al Premio Strega e in molte librerie ormai c’è una sezione fumetto) non è di per sé sinonimo di reali prospettive di pubblico e mercato. Come nella letteratura anche nel fumetto ci sono alcuni (pochi) nomi che sono riusciti a diventare dei “casi”, ormai sono quasi mainstream e  vendono (crediamo) bene (non facendo parte di quei fortunati gruppi editoriali possiamo solo supporlo). Gli altri faticano a vivere di fumetto e per i piccoli editori non sono certo rose e fiori. Ma è indubbio che il fumetto in questo momento goda di buona fama e stampa e ci sono molti segnali di vitalità per un settore in cui si riversano l’energia e l’entusiasmo di tante persone.

Spesso, nei comodini degli alberghi si trova una copia della Bibbia. se tu potessi aggiungere un libro, su quale titolo cadrebbe la tua scelta ?

Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, non solo perché è una delle ispirazioni principali del nuovo romanzo a fumetti al quale stiamo lavorando, ma perché è un libro caleidoscopico, debordante, perfetto per essere aperto a caso in un letto sfatto di un vecchio albergo decadente. Ma considerato che ormai in albergo è più facile trovare una tv che un libro, perché non lasciare anche dei dvd su quel comodino? La scelta cadrebbe su Prima della pioggia di Milcho Manchevski e su Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti, due film molto vicini per temi e ambienti a La rosa sepolta.

Immagina invece di poter essere per un giorno il nuovo Ministro della Cultura. che cosa faresti per aumentare l'interesse verso la lettura?

Essendo genitori sappiamo che è fondamentale avvicinare i bambini, fin da piccolissimi, alla lettura. Altro che nativi digitali: chi si avvicina ai libri come un gioco e una scoperta - e il fumetto aiuta molto questo approccio ludico alla lettura - non ne potrà fare a meno per il resto della vita. È un imprinting che rimane. Ci vorrebbe un programma eccezionale di finanziamenti per le biblioteche, che in un momento di crisi come questo rappresentano una vera ancora di salvezza per molte famiglie e lettori. La cultura si salva se si riesce a renderla accessibile e se si forniscono ai lettori delle mappe per navigare nell’oceano ormai sterminato di pubblicazioni.

Se invece torniamo sul pianeta terra, quali sono i tuoi progetti in un futuro immediato?

A parte il lavoro da ricercatori che ci permette di portare a casa la famosa pagnotta, nell’immediato futuro abbiamo due progetti che ci impegnano molto. Il primo è crescere le nostre due figlie, l’altro è portare a termine la nuova storia a cui stiamo lavorando. Sarà ad ambientazione storica questa volta - il racconto si svolge tra la prima e la seconda guerra mondiale -  e più vicina alla tradizione occidentale nella grafica. Speriamo di aver fatto tesoro di ciò che abbiamo imparato con La Rosa sepolta e sopratutto di metterci decisamente meno tempo. Ci diamo una previsione di un anno, un anno e mezzo per finirla. Il titolo ancora provvisorio è "La vita che desideri", un verso di una poesia di Kavafis.

 

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 A cura di William Amighetti

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