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Come nasce Antonio Vena, lo scrittore?

Questa è una domanda da archeologia del profondo… Ho vaghi ricordi. Il fumetto italiano era colto. Dylan Dog e Martin Mystere fornivano continui rimandi letterari. Roba che un giovane umano poi andava a cercare e leggere. Mtv Brand New spacciava i grandi postmoderni americani. Ricordo bene la soddisfazione di partecipare, e spesso vincere, concorsi letterari. Si comincia da ragazzini, ossessionati, forse solo interessati, dagli statuti della Violenza. Il thrilling era nelle strade.

Forse ero solo un ragazzino molto curioso e molto sfigato. E mia madre un ottimo agente letterario dopo e una grande motivatrice prima.

Il progetto editoriale era già in fase embrionale quando avete deciso di iscrivervi al concorso Big Jump?

No. Non scrivevo nulla da più di dieci anni. Abbiamo saputo, per caso, del concorso. E cominciato a scrivere sei settimane prima dell’inizio. Questo lo ricordo bene: il finale l’ho scritto a poche ore dal termine. Fatti due conti sapevamo di poter vincere il contest. Ci siamo messi al lavoro, senza risparmio.

Analizziamo l'aspetto tecnico. Scrivere un romanzo quanto tempo comporta?

L’idea creativa non richiede tempo, è già lì. Le ricerche, la stesura e successive revisioni sono davvero un altro discorso. Produrre un thriller originale da un milione di battute richiede dai quattro ai sei mesi di lavoro, a dedizione completa e in isolamento assoluto.

Come è nata l'idea di scrivere un libro e poi di candidarlo a un concorso?

Un’insieme di coincidenze. Ero appena tornato in Italia dopo un lungo periodo di lavoro all’estero. Il mio amico e coautore Luca Ilardo scrive romanzi con costanza da anni. Il premio era allettante e io avevo le risorse e il bisogno di rilassarmi per evocare il ragazzino che, un tempo, scriveva.

In alcuni passaggi mi sembrava di intravedere la figura di Humprey Bogart

Si effettivamente l’altezza media dei siciliani tende a non creare spilungoni. (Ghigno)

Hai vinto un concorso che si prefiggeva di lanciare nel panorama letterario gli autori esordienti. Cosa ha portato questa vittoria?

La ferrea volontà di scrivere il romanzo thriller italiano che vorrei leggere.

Di fatto sei diventato un autore professionista. In Italia però scrivono tutti e leggono in pochi...

Le colpe sono talmente varie, diffuse e ben divise che non ve ne sono da assegnare. Non si nasce grandi lettori, ci si cresce . Questa crescita non è più stimolata.

Nei comodini di numerosi alberghi si può trovare una copia della Bibbia. Se tu potessi aggiungere un titolo a tua scelta su che cosa cadrebbe la tua opzione?

Un altro testo religioso: Mao II di Don Delillo. Magari allegato a un hentai, di qualità ovviamente.

Quali sono stati i tuoi romanzi di formazione?

Tutta roba che non è riuscita a tenermi lontano dallo scrivere e che ancora oggi ha un effetto stupefacente, libri che rileggo con regolarità ciclica, costretto sempre a tornarci: Loro, I padroni segreti del mondo di Jon Ronson, il Moby Dick, La mostra delle atrocità di J. G. Ballard, Riccardo III del Bardo, Underworld di Delillo, Assalto a un tempo devastato e vile di Giuseppe Genna, Scorrete lacrime, disse il poliziotto di Dick.

E quelli che hai letto di recente?

Un’altra bella lista: il bellissimo Cose fragili di Gaiman, La vita umana sul pianeta terra di Genna, il secondo volume di House of Cards, American Sniper di non so quale ghostwriter, l’ultimo di Connelly la Caduta, l’armata dei sonnambuli dei Wu Ming. Sto leggendo un’enciclopedia sui serial killer e Vizio di Forma di Pynchon solo per capire se è davvero impazzito.

Mediamente quanto leggi in un anno?

Tra i sessanta e gli ottanta libri l’anno. Il segreto è leggere mentre si cucina, un altro segreto è leggere in bagno.

Utilizzi il Kindle o altri lettori multimediali?

Quando e se me ne regaleranno uno forse proverò.

Torniamo al concorso. le case editrici hanno recentemente dichiarato che l'interesse verso gli esordienti è quasi completamente scemato, quindi un autore cosa deve fare? scrivere tre romanzi prima di potersi candidare?

Fregarsene delle interviste e scrivere il miglior romanzo possibile. Tutti, scrittori ed editori, siamo soggetti alla dialettica servo-signore.

Emblematico il caso di un noto autore che mediamente ha tirature superiori alle 500.000 copie, che si è visto recapitare una lettera da una casa editrice dove lo si informava che la sua idea narrativa non era stata ritenuta efficace...

Non conosco il caso. Magari il romanzo era davvero una merda. C’è davvero uno scrittore con una tale tiratura, e relative vendite, che cerca un editore per il suo libro? Con una tiratura del genere in Italia mi sa che avrebbe la fila di editor dietro la porta di casa, diventerebbe un autore grasso a forza di inviti a cena. Ricevere una lettera di rifiuto è per molti comunque un passo in avanti.

Senza polemizzare, ma non ti sembra che coloro che dovrebbero essere preposti a scoprire nuovi autori, in realtà cerchino solo di sottrarre quelli noti alla concorrenza?

Non credo negli alti fini, richiedono una consapevolezza rara. Sono in un limbo comunque, ho un contratto editoriale, un romanzo in lettura e nessuno in libreria. Del resto ho appena cominciato. La mia conoscenza del sistema editoria è molto limitata anche perché me ne disinteresso e non faccio il P.r. di me stesso e della mia attività come autore.

Rispondo comunque: credo che con queste statistiche di vendita è ovvio che carriere, stipendi e bilanci siano in pericolo. La strada più facile, solo a volte la più sicura, è quella di acquisire autori riconoscibili da un mercato di lettori in contrazione. Rimane che un romanzo forte, che incide, scritto da un esordiente, sono sicuro, un personale destino manifesto, che troverà di certo un editore.

Non credo che il problema sia lo scouting. Tra lettori, agenti letterari e concorsi un autore esordiente ha di sicuro la possibilità di farsi leggere. La questione sono invece le risorse per spingere un autore esordiente: quelle sembra che siano davvero in calo.

Fingiamo per un momento che tu sia il nuovo Ministro della cultura. Cosa faresti per rilanciarla in Italia?

Mi dimetterei il giorno dopo. Tutto comincia dall’istruzione. Una volta essere giovani e colti era considerato qualcosa di figo, uno status a parte.

Antonio Vena cosa sta producendo in questo momento?

Attendo il responso del mio editore sul mio ultimo, primo romanzo. Ho già cominciato il secondo. So che sarà un lavoro duro ma sono molto insoddisfatto dei thriller che leggo. Scrivo thriller d’azione ambientati in Sicilia e in Italia. Le suggestioni non mancano di sicuro, e il ragazzino vuole il suo eroe.

 

A cura di Wiliam Amighetti

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