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MarzìDovessi mai incrociare per caso il Bianconiglio, non gli chiederei se è troppo presto o troppo tardi e nemmeno la direzione da seguire per raggiungere in tempo il Cappellaio matto. Piuttosto sarei curioso di sapere se oltre ad alice, a lui non sia mai capitato di incontrare anche Marzì, con la sua carpa da vasca da bagno, la sua storia priva dei colori sgargianti che Lewis Carroll pennellava ad ogni riga e carica di un freddo che sembra spingerci a latitudini dove si fatica a credere che ci sia qualche cosa da poter essere narrato. 

I ragazzi che potevano definirsi tali negli anni settanta, guardavano i coetanei che si riunivano da Alfred, dopo aver parcheggiato la loro Harley, sfoggiando un giubbotto di pelle e ballando guancia con le proprie coetanee. Da noi la vita assomigliava davvero ad Happy Days, con un Ron Howard alle prime armi. A nord di un Europa che ancora non esisteva come unità, ma che rimarcava a volte drammaticamente tutte le forme di diversità culturali che cercavano di animarla, in Polonia, le immagini continuavano ad apparire in bianco e nero o grigie, come le squame di una carpa che Marzì osservava nuotare nel proprio bagno.

La Polonia dell’ultimo ventennio dello scorso secolo non conosceva ancora la visione tridimensionale e anche i racconti che una bambina curiosa della vita e del mondo cerca di ricordare, sono inevitabilmente frutto di una visione lenta, stanca. Come se il tempo non volesse cedere i passo al progresso. Come se le cose per qualcuno non dovessero mai cambiare. Marzì ( che poi è la trasposizione della stessa autrice, Marzena Sowa) ha occhi grandi e una miopia inversa, che non li fa chiudere, ma invece spalancare sul futuro, sulla voglia di poter credere che ci sia uno scenario diverso, dove i sogni dei bambini, come lei, si trasformano in realtà, dove la gente sorride per il solo gusto di farlo e dove le ristrettezze della vita sono passeggere e non una costante con cui convivere.

L’immagine che questa bambina ci impone di guardare è una cartolina che imprime nella nostra coscienza il senso di un tempo decisamente vicino a quello che stiamo vivendo e che in molti fingono di avere già dimenticato. I bambini non hanno ben chiaro il concetto di libertà, perché sfugge alla loro identità l’idea di costrizione. Eppure Marzì si rende conto che quello che la circonda non può essere reale ovunque. Che lei e tutti gli altri stanno vivendo dietro a delle quinte dove si sentono gli applausi e le risate di chi sta ammirando lo spettacolo, di una vita che tutti vorrebbero vivere. Allora la piccola gira oltre alle tende. Sbuca su di una nuova dimensione. Esce dal bozzolo e si trasforma in farfalla e inizia a volare, sopra al coniglio e a quel folle del Cappellaio.

Solo la sua ombra rimane ferma, perché possiamo cambiare il nostro futuro, se lo vogliamo, ma non il nostro passato. Marzì è una fiaba moderna che ci ricorda come la privazione della libertà sia ancora estremamente attuale. Nata nel 1979 in Polonia, Marzi vive la propria infanzia sotto il regime comunista, destinato a crollare di lì a dieci anni. La sua è per certi aspetti la vita ordinaria di una bimba cresciuta negli anni Ottanta, eppure i suoi ricordi si mescolano naturalmente a momenti fondamentali della Storia.

Spettatrice innocente di eventi che hanno modificato per sempre le sorti mondiali, Marzi ne diviene così anche un’adorabile, coinvolgente narratrice, dando vita – in quello che è ormai conosciuto come il Persepolis polacco – a un racconto che cattura perfettamente l’unico punto di vista davvero importante sul mondo degli adulti: quello dei bambini.

 

Marzì – Di Marzena Sowa

"Un giorno sulla prospettiva Nevski
per caso vi incontrai Igor Stravinsky."

Per una buona lettura, uscite di casa e rifugiatevi in una di quelle vecchie biblioteche. Ascoltate qualche radio di propaganda e ripetete come un Mantra, a voi stessi, che il senso di uguaglianza non è un utopia. Alcune bugie a volte aiutano a vivere meglio.

A cura di William Amighetti

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