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Le partiture a quattro mani erano molto in voga nel settecento e si cimentarono un po’ tutti in questa forma di tenzone artistica. Molto di meno invece prese corpo la stesura di un romanzo che miscelasse due stile diversi e nello stesso tempo complementari. I personaggi potevano avere un ruolo bivalente, ma difficilmente l’esperimento coinvolgeva gli autori. Antonio Vena e Luca Ilardo hanno dato vita ad un interessante duo, formandosi poi con lo pseudonimo di Giuliano Fardo (e chiudiamo qui l’elenco dei nomi) e di comune accordo hanno tracciato i nuovi canoni di quello che dovrebbe essere il romanzo Thriller, cacciando dal loro personalissimo eden grammaticale le varie specie di primati che continuamente scimmiottano i pseudo best sellers americani e che propongono gli stessi metodici e tediosi cliché. Nessun perdono è un romanzo che genera un amalgama di geografia, di storia, di suspense, che non è una materia di studio ma che in un romanzo è un po’ come il sale per le pietanze.

Le pagine degli autori siciliani trasmigrano in Zimbabwe, presentando per la prima volta alla cronaca letteraria un ambientazione in un paese di cui ben pochi conoscono a memoria il nome della capitale. La stesura, forte, acida in alcuni passaggi, lascia un vago sapore di napalm, nelle narici e sulla punta della lingua e nello stesso momento la desfogliazione che ne consegue e che manda al rogo tutti gli orpelli, gli aggettivi e sostantivi inutili e tediosi che ammorbano i romanzi thriller attuali, rende il lavoro di questi due autori decisamente interessante. Rende la storia vera, credibile e riporta in auge una delle invenzioni massime del Da Vinci, la catapulta, visto che il lettore viene lanciato dentro alla storia, scagliato con forza in un contesto che incute paura nella sua prima fase e che poi dopo un approccio cauto genera una voglia di compartecipare a ciò che si sta leggendo.

Il termine giallo, usato in letteratura, è la traduzione italiana alla parola Thriller. Da tempo i romanzi che parlano di azione, di frenesia e che si prefiggono di avere un ritmo incalzante, più ritmato di un disco di house music, si sono ritrovati ammorbati su tonalità di zafferano. In Nessun perdono, la scala cromatica della Pantone riprende a studiare quali nuove sfumature possono comporsi grazie alla comunione di due menti eclettiche. Segnalo in calce come il lavoro di Vena e Ilardo abbia vinto il premio Big Jump, edito da Rizzoli e promosso da Amazon. Handel scrisse verso la fine del settecento la "Musica per i reali fuochi d’artificio" partitura a quattro mani. Due secoli dopo ci ritroviamo ad ammirare lo spettacolo pirotecnico letterario non commissionato da alcuna casa reale, ma decisamente destinato a palati forti.

 

Nessun Perdono - di Giuliano Fardo, edizioni Rizzoli

 

Per una buona lettura si consiglia abbondante dose di Roquefort, con olive ascolane, filetto di Fugu e birra cruda (un abbinamento decisamente strampalato).

 

A cura di Wiliam Amighetti

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