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- BERGAMO - Martedì 31 maggio, in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco, il Papa Giovanni XXIII organizza in Hospital Street all'ingresso Est, dalle 10 alle 14, il tradizionale gazebo informativo per sensibilizzare i cittadini sui danni causati dal fumo, allestito ogni anno in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori LILT Onlus Bergamo.

Al gazebo i visitatori potranno sottoporsi al test per la misurazione del monossido di carbonio e ricevere informazioni preziose dai volontari della LILT Onlus e dagli specialisti dell'ospedale bergamasco. Al loro fianco anche gli studenti del Corso di Laurea di Ostetricia e del Corso di Laurea in  Infermieristica, che consegneranno ai visitatori una mela o un pacchetto di biscotti in cambio di una sigaretta, somministreranno test utili per misurare il grado di dipendenza e la volontà di smettere e illustreranno le possibili soluzioni per dire addio al fumo.

Gli studenti infermieri faranno anche tappa in Chirurgia pediatrica, per consegnare ai bambini il cd prodotto da LILT Onlus con la canzone "Basta, basta sigaretta", mentre le future ostetriche andranno in Ostetricia dove incontreranno le neomamme regalando loro un vasetto con erbe officinali donato sempre da LILT Onlus e spiegheranno a quelle fumatrici le strategie per smettere di fumare.

La Giornata Mondiale Senza Tabacco è indetta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per contrastare un'epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale, che uccide una persona ogni sei secondi. Si stima che siano attribuibili al fumo in Italia dalle 70 mila alle 83 mila morti l'anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età (ISTAT, 2012) e secondo il Rapporto fumo 2015, realizzato in collaborazione con la Doxa dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto superiore di sanità, in Italia fumano circa 10,9 milioni di persone, di cui il 25,4% maschi e 18,9% femmine. A Bergamo si stima che oltre 1.200 persone ogni anno muoiano per patologie correlate al tabagismo e che i fumatori adulti nella nostra provincia siano oltre 200mila, cioè il 27% della popolazione. Complessivamente l'andamento dell'incidenza e della mortalità per tumore del polmone è in calo nella popolazione maschile ma in crescita per la popolazione femminile.

A preoccupare di più gli esperti è il dilagare dell'abitudine al fumo tra i giovani e la precocità con cui iniziano, direttamente proporzionale alle difficoltà da affrontare per smettere. o ignored

"Una rilevazione che abbiamo svolto nelle scuole superiori nel 2011 a Bergamo ha messo in luce un dato allarmante e cioè che, per la prima volta, fumano più le ragazze (29,6%) che i ragazzi (29,3) – spiega Lucia De Ponti, segretario LILT Onlus -. Una ragazza su 3, quindi, prima ancora di aver compiuto la maggiore età, ha già sviluppato una dipendenza molto dannosa per la salute. E gli studi dimostrano che tanto prima si inizia a fumare tanto è più difficile smettere. Per questo la LILT Onlus si rivolge soprattutto ai giovani affinché fin da piccoli capiscano quanto sia importante stare lontani da abitudini pericolose, anche quando i propri genitori, amici e parenti fumano, dando un cattivo esempio che è però difficile per i giovani non imitare. Anche per gli adulti non è tutto perduto e si è sempre in tempo a abbandonare la sigaretta, ottenendo benefici immediati, che si amplificano con il passare degli anni. Per loro sono pensati i nostri corsi motivazionali, dove è possibile trovare un sostegno utile e qualificato".

"Questa iniziativa è frutto del ruolo attivo che abbiamo scelto di tenere ormai da diversi anni, ben consapevoli che il fumo è uno dei fattori che scatenano o aggravano molte patologie – ha spiegato Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell'ASST Papa Giovanni XXIII -. Il fumo non è responsabile solo del tumore del polmone, ma rappresenta anche il principale fattore di rischio per malattie respiratorie gravemente invalidanti come  la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Ci muoviamo anche con i nostri operatori somministrando loro, nell'ambito della nostra attività di sorveglianza sanitaria, un questionario che valuta sia il grado di  dipendenza che il grado di motivazione sulla volontà di smettere e spiegando loro i passi da compiere per porre fine alla dipendenza, eventualmente anche con l'aiuto dei Centri antifumo".

 

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