CORRIERE 16 5 2012

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Quel terreno riconducibile a Polotti
e il finanziamento di 16 milioni

Il denaro per un complesso del centro studi La Famiglia

 
 
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.?v=Friday,%2016-May-2014%2013:45:01%20CEST" border="0" alt="Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione Ubi" title="Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione Ubi" data-original="http://bergamo.corriere.it/methode_image/2014/05/16/Bergamo/Foto%20Bergamo%20-%20Trattate/Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.?v=Friday, 16-May-2014 13:45:01 CEST" />Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione Ubi
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Nell’inchiesta bergamasca su Ubi, sui presunti accordi occulti per assicurare la gestione della banca a persone scelte dalle associazioni Amici di Ubi e Banca Lombarda e Piemontese, e sulle presunte truffe e riciclaggio di Ubi leasing, spunta anche un «terreno che scotta». Un terreno attribuibile a Franco Polotti, presidente del Consiglio di gestione Ubi, indagato dal pm Fabio Pelosi per ostacolo alle funzioni di vigilanza e per operazioni in conflitto di interessi. A quest’ultima contestazione sarebbe relativo il terreno: nel fascicolo ci sono atti e documenti che riguardano un appezzamento di proprietà della società Interim riconducibile alla famiglia Polotti, su cui l’associazione Centro Studi La Famiglia ha realizzato un complesso grazie a un finanziamento Ubi di 16 milioni di euro. Nessuna dichiarazione sulla questione da parte del presidente del Cdg di Ubi Banca.

Dall’ufficio di via Cefalonia preferisce aspettare di concordare con i legali la linea difensiva. Il giorno dopo la maxi perquisizione della Guardia di Finanza ai vertici di Ubi Banca, negli uffici di Ubi Leasing e alla Ori Martin, azienda di Franco Polotti, gli investigatori cominciano a studiare il materiale prelevato in «copia forense». Non sarebbe prevista a breve alcuna richiesta di interrogatorio, nè tantomeno si starebbero approntando memorie da depositare al pm. I fatti oggetto di indagine, come precisato da Ubi con un comunicato, sono già stati chiariti in passato, dopo la presentazione nel 2012 di due esposti di Adusbef in merito alle operazioni di Ubi leasing e Ubi Factor. Non ci sarebbero, dunque, novità da aggiungere all’inchiesta della procura bergamasca che si divide in due filoni. Nel primo, per ostacolo alle funzioni di vigilanza, il pm indaga sei persone. Un secondo filone dell’inchiesta riguarda Ubi Leasing (nove gli indagati) e si ipotizza il reato di truffa e riciclaggio: la controllata di Ubi — è l’ipotesi degli inquirenti — cedeva beni a sprezzi stracciati, favorendo persone amiche e generando un mancato guadagno per l’istituto bancario. Due esempi su tutti: l’aereo Cessna del valore di 1 milione e 800 mila euro affittato a Lele Mora viene poi rivenduto a una società con sede nel Delaware per 60 mila euro, Giampiero Pesenti, presidente dell’Italcementi acquista per 3 milioni e 600 mila euro uno yacht di 33 metri che, nuovo, ne valeva 10 milioni.

 

 

 

Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e presidente dell’associazione Blp, indagato per ostacolo alle funzioni di vigilanza, ribadisce la sua fiducia nella magistratura. Si dice «profondamente sorpreso» delle indagini a suo carico da parte della procura di Bergamo. E aggiunge: «Ho sempre rispettato e difeso la magistratura, per coerenza devo quindi rispettarla anche nel momento in cui vengo interessato da un provvedimento che mi sorprende profondamente, avendo io sempre testimoniato nella mia vita e nei miei comportamenti una totale e leale osservanza delle regole e delle leggi». Intanto, l’Adusbef, l’associazione in difesa dei clienti delle banche chiede le dimissioni di Giovanni Bazoli. Presieduta da Elio Lannutti, nel 2012 aveva presentato denuncia alle procure di Milano e di Bergamo su Ubi Leasing. Insieme all’esposto presentato dell’ex deputato del Pdl, Giorgio Jannone, aveva fatto così partire l’indagine su uno dei due filoni d’inchiesta. L’altro, quello dei presunti patti parasociali, invece, è partito dall’esposto dei cinque consiglieri di minoranza del Consiglio di sorveglianza di Ubi guidati da Andrea Resti.

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